Humus ciclistico parte 1

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Tutto è calmo e silenzioso. Niente tv, niente radio, solo il criceto che corre dentro la sua ruota e sgranocchia qualche seme ogni tanto. Il pensiero va alle beghe strettamente commerciali che affliggono le fiere di Padova e Verona attorno alle dinamiche della fiera della bicicletta, a chi la fa più grossa e prima dell’altra e a chi attirerà più o meno pubblico. Mi lasciano perplesso nonostante capisca che il bilancio è il bilancio e non si possa scherzare con i numeri… però penso alla modalità tutto italiana, forse veneta, che invece di creare sinergie e un “sistema” fieristico coordinato, punta ancora a schiacciare il vicino, rubandogli pubblico e clientela.

A noi ciclisti che cosa importa? Mah, probabilmente poco…. solo questione di chilometri per poter andare a visitare la fiera, ma resto convinto che  sotto sotto, queste vicissitudini, minano la possibilità di allargare il movimento ciclistico, la stessa cultura che sta attorno alla bici. Vedere due fiere che parlano e che si integrano a vicenda offrendo fiere che allargano orizzonti culturali e ciclistici, probabilmente darebbe più enfasi e slancio al comparto.

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E io cosa faccio per dare più slancio al comparto? Uso la bici chiaramente, la testimonio, non la innalzo come trofeo o unica dispensatrice di verità, ma la “sfrutto” con attenzione. Il secondo momento di ciclomeccanica con i ragazzi si è svolto con un entusiasmo che solo gli ultimi game da playstation o xbox possono dare.
Oggi ruote e la loro manutenzione… ma non solo, anche i telai smontati, carteggiati e pagliettati, pronti per ricevere i tocchi di creatività impaziente dei ragazzi che forse hanno solo pochi determinati canali per potersi esprimere. Futuri ciclisti e “credenti” del mezzo bici? Presto per dirlo. L’humus lo stiamo formando.